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Founder

LA RICETTA NON SERVE A NIENTE. CI VOGLIONO L’ESPERIENZA, LE COMPETENZE;

E’ IMPORTANTE IL PROCEDIMENTO.

Le cose si condividono solo quando c’è utilità e soddisfazione nello spartire qualcosa che ha portato al successo.

Tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Io, fin da bambino, ho sempre sentito la necessità di voler esprimere tutto ciò che la mia mente mi suggeriva di fare, ma soprattutto creare, creare qualcosa: un gioco, un viaggio di fantasia, un campione immaginario. Provavo, già in tenera età, sensazioni, pensieri, idee, col preciso intento di condividerle con gli altri.

Premetto che non è semplice spartire con qualcuno qualcosa in termini di emozioni, perché ogni individuo le sente in modo diverso. Quindi il mio scopo diveniva sempre più arduo: realizzare la mia idea ma soprattutto sorprendere emozionalmente colui che poteva vederla proprio come io l’avevo immaginata. Difficilissimo come scopo, anche perché se a me la stessa idea faceva venire i brividi e impressionava, dovevo far percepire questo entusiasmo e la stessa sensazione anche agli altri: regalare loro un vero e proprio “colpo ad effetto”.

Quindi, una volta portato a termine un lavoro, ad esempio, destinato ad un cliente, mi piace soffermarmi ad osservare il volto della stessa persona compiaciuta quando esprime il proprio giudizio soddisfacente sul risultato. In buona sostanza, mi piace colpire l’emotività del prossimo, scuotere un cuore indurito dalla mancanza di emozioni, sconvolgere e provocare turbamento sull’animo, su quella parte nascosta del proprio io troppe volte latente che desidera soltanto essere impressionata.

LA PERSONA PIU’ IMPORTANTE DEL MONDO Ma perché, mi sono chiesto tante volte, avviene ciò? Perché mi succede? Perché tanta soddisfazione nel provare a regalare le mie emozioni al prossimo? Quelle che provo regolarmente ogni volta che esprimo la mia fantasia? La risposta sta da qualche parte o più semplicemente, mi sono detto, tutto ciò avviene perché ogni volta che perseguo un preciso obiettivo che mi gratifichi, immaginando già il risultato finale, definito nei minimi particolari, avviene un miracolo! Cosa accadrà mai vi chiederete?. Vi garantisco che qualcosa accade. E’ la prima volta che parlo di queste sensazioni, me le sono sempre tenute per me; ho sempre preferito non condividere qualcosa che probabilmente non avrei saputo spiegare o magari non sarebbe stato capito. Il miracolo sta nel fatto che in quel preciso momento, subito dopo aver avuto i brividi immaginando il risultato finale, incontro la persona più importante del mondo. Quella persona sono io, in versione positiva, con un atteggiamento pragmatico e soprattutto con un unico preciso scopo: portare quell’idea al compimento e conseguentemente al successo. Da quel momento in poi, il Milton comune cambia completamente atteggiamento, si trasforma letteralmente in un individuo capace di ascoltare, capire e soprattutto suggerire. Un Milton così profondo e così sensibile da portare l’ispirazione al massimo della considerazione, sbarazzare la concorrenza con qualcosa che non solo è una bella visione, ma acquisisce un valore assoluto rispetto alle altre perché è la migliore! Qualcosa che è stata concepita dal connubio della mente con il cuore, dalla passione incommensurabile di chi ci mette impeto, trasporto per le cose. Il mio obiettivo, da quel momento in poi sta nel raccogliere tutte le mie forze, concentrarle, catalizzarle e incanalarle verso l’unica direzione che conosco, quella che porta al meglio. L’incantesimo raggiunge l’apice quando, a lavoro finito, tutto è stato realizzato proprio come era stato immaginato. Ma come lo chiameremo questo individuo, mio più grande amico, così capace di invertire le tendenze? Cambiare radicalmente direzione e che conosce molto bene quali siano i comandi da pigiare per aumentare a tutta potenza i motori che spingono l’essere verso il traguardo della felicità? Io, per comodità, un Milton dai superpoteri lo chiamerei, d’ora in poi semplicemente SuperMilton, più sinteticamente SM.

I GIOIELLI Un prodotto alla Milton, qualcuno direbbe per capirsi, appare subito di gusto dove primeggia la sua impronta, mai volgare e pesante, sempre originale. Quasi si riconoscesse al vederlo, o…sentirlo! Sì….sentirlo, avvertirlo attraverso uno dei sensi più sviluppati che abbiamo: il palato. Avevo soltanto dodici anni quando venivo chiamato dalle zie per recarmi nella loro cucina e preparare la famosa “maionese di Milton”; o quando sempre alla stessa età mi dilettavo a raggiungere la perfezione nel preparare una succulenta torta di mele o le patate fritte dalla croccantezza incredibile! Sembrava quindi fossi destinato a divenire un famoso chef, o qualcosa attinente ai fornelli. Niente del genere, perché ben presto, proiettato verso l’adolescenza, il desiderio di crescere velocemente per conquistare quanto prima possibile le donne prendeva il sopravvento su tutto. Una sterile condotta universitaria (giurisprudenza) mi faceva capire che avrei ben presto trovato lavoro per ottenere guadagni che mi avrebbero permesso di migliorare la mia personalità ed affinare concretamente i gusti di un temperamento via via più accentuato. La svolta arrivava quando mio padre propose a noi fratelli di voler aprire un paio di gioiellerie nella città di Firenze per esercitare un mestiere di cui davvero non conoscevo nulla. Ed invece fu quella l’occasione per entrare in campo con tutto me stesso: desideravo da subito confrontarmi con i miei stessi fratelli (i quali avevano studiato oreficeria o gemmologia). Senza timore e con grande determinazione mi apprestavo a conoscere un mondo assolutamente fantastico, ma la cosa che mi sorprendeva di più erano proprio i risultati: positivi e di grande speranza. Da lì in poi, una volta preso coraggio, passo dopo passo, mi sono staccato dalla famiglia e ho accettato la prima vera sfida della mia vita. Aprire una azienda propria, col nome semplice di Milton, sempre nel campo dei gioielli. Ben presto i risultati mi hanno letteralmente catapultato verso il successo: anno dopo anno, ancora giovane, acquisivo una sicurezza che comunque traballava di fronte all’inesperienza di dover contemporaneamente amministrare “entrate facili di danaro”, vista l’età …non propriamente matura.

FALLIMENTO MATRIMONIO Ne ha fatto le spese un matrimonio (per fortuna senza figli) che mi ha segnato tanto per via dell’interpretazione che un tipo sensibile come me ha dato a tutto ciò: la parola “fallimento” aleggiava continuamente nella testa minando la mia autostima e credibilità. Il primo duro e così tanto spietato colpo fu servito ma non avrei mai immaginato che dallo stesso ben presto ne avrei sicuramente tratto vantaggio. E così è stato. Un anno dopo circa feci la conoscenza di Simona, mia attuale moglie e madre di una meravigliosa figlia, la quale mi diede sa subito coraggio, oltre che credibilità. Dalle macerie di una personalità sminuita e pericolosamente votata ad una scarsa autostima mai provata prima, piano piano, insieme abbiamo stilato (finalmente) un grande progetto imprenditoriale, basato sull’esperienza mia vissuta attraverso la conoscenza approfondita sui gioielli e la sua inevitabile freschezza di idee, data la sua più giovane età. Qualcosa al passo con i tempi ma sempre con uno sguardo al futuro. Un’azienda, MILTON-FIRENZE, che ci permettesse di poter liberamente esprimere qualcosa che i mercati non conoscono, ma che immediatamente riconoscono nel suo principale promotore. Sì, proprio quel Milton tornato bambino che si riavvale ogni volta dell’aiuto della persona più importante del mondo: Milton stesso col suo entusiasmo, con la sua dinamicità.

LA SVOLTA, LA CUCINA! Da quello che si evince, quindi, la creatività è la parola chiave della mia vita, sia a livello di indole personale che a livello lavorativo. Amo viaggiare, scoprire, mi occupo con mia moglie di stile, creazione di gioielli, produzione degli stessi, comunicazione, editing e montaggi video (hobby); di scrittura e di qualsiasi forma di espressione d’arte. Insomma un tuttofare che non poteva non avere, nel corso della sua vita, un’idea originale come quella che mi accingo a svelarvi: ma come quale?!? La cucina! Intesa come cucinare. Ma come è nato l’avvicendamento ufficiale fra me e i fornelli? Lo considero fondamentale perché ancora una volta dalla risposta che vi darò ho imparato quanto nella vita siano importanti le circostanze casuali, come esse si sviluppino e quanto sia fondamentale lasciarsi andare quando nel nostro intimo sentiamo l’assoluta necessità di rispondere a qualcosa che sa di richiamo, che ci suggerisce di non mollare una volta intrapresa la strada e insistere….che forse ne vale la pena tentare. Ma è già un grosso vantaggio riuscire a fare qualcosa che si è sempre desiderato, perché soltanto provare ad immaginare di riuscire nell’intento, provoca un entusiasmo irrefrenabile. Ma tutto ciò dovrà avvenire, mi preme sottolineare, con un impeto avvolgente, con una eccitazione ed una veemenza che non vi deve far stare nella pelle. Quell’esaltazione e quel trasporto che il famoso SuperMilton (SM) conosce molto bene. Ed è proprio quello che ho avvertito quando una mattina, girando fra gli scompartimenti di un grosso supermercato, alla sezione “forno pane e pasticceria” il mio sguardo, posandosi su un pacco di pasta-pronta per pizza o focacce, ha trasmesso al cervello, in un lampo, degli impulsi così evidenti da provocare brividi indescrivibili sul tutto il corpo. Qualcosa che, credetemi, ancora oggi descrivo a fatica. In men che non si dica, avevo previsto già tutto e non avevo il minimo dubbio che da lì a poco avrei compiuto un autentico prodigio, qualcosa che chiunque in un prossimo futuro avrebbe potuto apprezzare: la mia pizza. Una pizza fatta proprio da me; immaginate, io che non avevo più confidenza con gli aggeggi di cucina da oltre 35 anni. Ricordo che al supermercato, in quell’occasione, i miei occhi non si staccavano ormai da quell’impasto, gonfio, fresco, invitante ma ancora non del tutto lievitato. Fantasticavo con la mente ad una velocità impressionante e il mio cervello elaborava una quantità di dati fra utensili e tutti gli ingredienti che sarebbero necessitati per procedere da lì a qualche ora per la preparazione di una pizza tutta mia. Capivo e percepivo col passare delle ore che SM si era messo in azione e mi garantiva quella sicurezza di eventi che non avrebbero mai tradito un procedimento (vincente) che conoscevo bene. Quella stessa sera la mia famiglia ed io abbiamo capito che anche se mia mamma, per via dell’età (90anni), ai fornelli aveva passato la mano alla tata filippina ormai da un decennio, un nuovo amante della gastronomia si accingeva a regalare freschezza e fantasia ad una cucina di per sé già davvero speciale per tradizioni, culto, qualità e soprattutto semplicità. Il risultato, per essere stata la prima volta, non mi fece sfigurare affatto. Ma quella pizza fu l’inizio di una sequenza interminabile di esperimenti per oltre un anno e mezzo; alternarsi di farine, mozzarelle, pomodori pelati, lieviti, tempi di maturazione per l’impasto, temperature e tutta una serie di innumerevoli piccoli accorgimenti da tener presente, mi fecero capire che esiste un vero e proprio culto della pizza, attraverso il quale sono pervenuto a dei risultati eccellenti che mi riserverò di approfondire più in là con capitoli e argomenti specifici dedicati. Un altro capitolo fondamentale della mia vita si è quindi fatto strada poco più di un anno fa.

Questo sito-blog ha lo scopo di approfondire proprio questo lato nuovo della mia vita: Milton, il miglior Milton, in cucina! Badate bene, nessuna presunzione di divenire uno chef anche se mai dire mai nella vita. Adoro esaltare le piacevoli sensazioni che hanno da sempre arricchito il mio repertorio artistico: dalle collezioni di gioielli ai montaggi-video, per passare alla dedizione della vendita al pubblico dei miei stessi prodotti. Ecco, l’attenzione che dedico alla cucina, scoprirne, giorno dopo giorno gli innumerevoli lati propositivi, mi ha già fatto capire che tipo di approccio dovrò sempre adottare per confrontarmi con essa. L’equilibrio e la pazienza sono fondamentali per garantire un buon risultato, in qualsiasi ramo uno voglia operare. Ad esempio, parlando del mio lavoro primario, quando mi accingo a progettare una collezione di Fine Jewelry, oltre alla ricerca costante per l’uso dei materiali da adottare, servono preparazione e continuo affiancamento col mondo della moda. Artigiani con esperienza e maniaci della perfezione, scelta di colori e design assicureranno poi, per ottenere l’eccellenza di risultati invidiati da tutto il mondo, un deciso compromesso fra qualità e cura nei dettagli. Nella cucina avviene qualcosa di simile: forse è proprio per questo che me ne sono innamorato. E non c’è niente da fare, ancora una volta riappare la parola Amore, senza la quale nulla sarà magico. Non vi sarà apporto passionale se quel che si desidera fare, non ha tratto ispirazione dal cuore, dal lavoro costante, dalla fatica che non si sente se quello che si sta facendo lo desideriamo veramente. I valori saldi che armano le radici della personalità devono essere poi la base dalla quale partire, ma per parlare bene di questi argomenti non basterebbe certo un capitolo da dedicare sull’argomento. L’amore che si mette per la preparazione di un piatto, affinché esso rimanga nella memoria e non uno qualunque o peggio imitazione di qualcun altro, sta proprio nell’uso degli ingredienti sani, genuini, ma soprattutto semplici: proprio come nella vita. Creare un pietanza, famosa o meno, conosciuta o appena sperimentata, varrà la pena di essere condivisa e assaporata se riuscirò sempre ad essere stato me stesso dal momento della preparazione, durante l’elaborazione delle varie fasi della cottura, prima di terminare con l’assaggio e la preparazione visiva del piatto stesso da portare a tavola e così via. L’accettazione delle critiche, soprattutto quelle negative, dovranno servire a crescere, in un ambito squisitamente umile, ma senza perdere di vista la propria credibilità, quel senso di appartenenza ad una fiducia invisibile dei propri mezzi che se saputi all’occorrenza interpretare, porteranno ad ottenere la stima del prossimo. Gli chef, si sa, sono una figura poliedrica: artisti, inventori, artigiani, visionari e anche un po’ chimici; talvolta star del piccolo schermo e testimonial quasi convincenti ma sempre, e soprattutto, imprenditori. L’imprenditorialità, gli affari e far quadrare i conti, per una volta, non mi compete e non mi riguarderà. Almeno per ora, fino quando mi divertirò e le sirene derivanti dal tentativo di industrializzare questa o quell’idea di ricetta non indurranno a considerare la cosa.

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